Glass Emery, una storia genovese che finisce

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Nota della redazione

Le botteghe artigiane e le piccole imprese rappresentano una parte importante della storia e dell’identità di Genova. Dietro ogni attività ci sono persone, competenze, tradizioni e rapporti umani che contribuiscono a costruire il tessuto sociale ed economico della nostra città.

Con la chiusura di Glass Emery, storica attività di via Sapeto, si conclude un percorso durato oltre cinquant’anni.

Pubblichiamo la testimonianza di Simonetta Dimenticoni, che ripercorre questa lunga esperienza familiare e professionale, condividendo ricordi, soddisfazioni e riflessioni personali.

Un racconto che merita di essere conservato come parte della memoria della nostra città.

 

Un altro pezzo di storia genovese chiude i battenti.
Glass Emery in Via Sapeto nella zona di San Martino. Simonetta Dimenticoni decide di terminare una storia , durata più di 50 anni.

Qui il papà Giuliano soffiava il vetro: nulla a che vedere con il vetro di Murano, quella è pasta di vetro, qui si lavora il tubo per la produzione di apparecchi scientifici dedicati al laboratorio, ogni tanto ci si dedica anche all’oggettistica che viene decorata da mamma Lucia. Doveroso però poi inserire la parte commerciale per dare un servizio completo ai clienti che necessitano non solo di vetreria ma anche di strumentazione ed è così che l’attività amplia la gamma di articoli e strumenti e si rivolge non più solo alle aziende, alle scuole, alle università ma anche ai privati e forse questa è la parte più affascinante perché si crea un rapporto costante con i Clienti che non si limita alla sola vendita: il Cliente sceglie dagli scaffali ciò che gli occorre, racconta cosa vuole e deve fare, chiede ed ottiene supporto.

È una decisione difficile, quella di chiudere, ma razionale: il mondo è cambiato, la nostra Liguria ha perso tante, troppe aziende e fabbriche, la concorrenza di multinazionali è sempre più spesso una corsa al ribasso a scapito della qualità che era invece per la nostra piccola azienda il punto forte e indispensabile.

Tra le tante soddisfazioni l’aver collaborato con realtà di ogni genere, aver conosciuto persone splendide che con orgoglio mi hanno dato l’opportunità di visitare i loro luoghi di lavoro e le loro produzioni , le nostre aziende del territorio insomma…aver depositato al Museo della Chimica di Genova gli attrezzi utili per la soffiatura del vetro compreso il bruciatore, soprannominato anni fa da un architetto “Mamma Lampada”.. e sì perché e lì con gas ossigeno e aria che si comincia..

Una cosa però si devo dirla…troppa burocrazia , troppi balzelli, troppe norme per micro aziende come la mia perché queste sono il tessuto economico della nostra città e poi della nostra Italia.
In ogni caso, un grande grazie a tutti coloro che hanno fatto parte di questa mia lunga fantastica storia.

Buona continuazione…

Simonetta Dimenticoni

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